Nel lavoro, nello studio, nelle relazioni sociali, nella cura del proprio aspetto fisico il bisogno di aderire a standard di perfezione è un fenomeno sempre più dilagante. Un gran numero di individui ritiene che esistano ‘modelli’ da raggiungere in ogni campo della propria vita che però, nonostante l’impegno profuso, non riescono quasi mai ad eguagliare. Il risultato è un costante e pervasivo senso di fallimento, caratterizzato da pensieri ruminanti negativi che parlano della propria inadeguatezza, pigrizia o stupidità.

Se non ci si abbandona al senso di disperazione si ritenta, più tenaci e determinati di prima, divenendo sempre più critici ed esigenti con sé stessi e con gli altri. Molto spesso gli altri non riescono (ahimè neanche loro) a soddisfare le aspettative di questi soggetti risultando inaffidabili o, peggio ancora, deludenti. Ecco che la spirale perversa si completa portando i perfezionisti ad isolarsi sempre di più, convinti che le persone che li circondano non sono all’altezza e potrebbero impedire loro la legittima scalata verso il successo personale.

Secondo l’ American Psychological Association, il perfezionismo tra i giovani è notevolmente aumentato dagli anni ’80 e sembra associarsi ad un incremento dello stress, della depressione e dell’ansia nella società. Il desiderio di essere perfetto nei giovani sembra essere inoltre correlato a pensieri suicidari. In una meta-analisi pubblicata sul Journal of Personality, i ricercatori hanno trovato 45 studi su 54 campioni, con 11.747 partecipanti che collegavano il perfezionismo a pensieri e comportamenti suicidari.

Molto spesso tali ideali di perfezione sono astratti, o comunque molto distanti dalla vita reale di queste persone. Voglio essere magra; vorrei essere bella come quell’attrice; desidero essere più felice; sto trascurando la mia famiglia perché voglio avere più successo nel lavoro. Queste sono alcune delle affermazioni che talvolta ascolto nel mio lavoro di psicoterapeuta. Nulla di male a volersi migliorare, ma quando le ascolto io rispondo: quanti chili pensa di dover pesare per definirsi magra? Lei e quell’attrice siete due persone distinte, in cosa esattamente vorrebbe assomigliarle per sentirsi finalmente bella? La felicità non può essere una condizione permanente; in questo momento si ascolti e scopra come si sente davvero. Oppure: quali sono esattamente le cose che dovrà ottenere per definire sé stesso come uno che ha avuto successo nel lavoro?

L’infelicità nei perfezionisti è prevalentemente legata al fatto che per loro non è mai chiaro quali siano gli indizi concreti che possano far capire quando avranno realmente raggiunto gli obiettivi prefissati. E così, in una nebbia indefinita, essi continuano una ricerca estenuante senza mai sentire di averli afferrati davvero. Prima di pensare a ciò che si desidera, è importante chiedersi se ci si sente intrappolati nella gabbia dorata del perfezionismo.

Se è così, si può cambiare. L’indefinito lentamente può essere definito, e dovrebbe esserlo, così che il benessere psicologico possa arrivare alla portata dell’essere umano e della sua perfetta natura imperfetta.

Riferimenti bibliografici

Curran, T., & Hill, A. P. (2017). Perfectionism Is Increasing Over Time: A Meta-Analysis of Birth Cohort Differences From 1989 to 2016. Psychological Bulletin.
Smith, M. M., Sherry, S. B., Chen, S., Saklofske, D. H., Mushquash, C., Flett, G. L., & Hewitt, P. L. (2018). The perniciousness of perfectionism: A meta‐analytic review of the perfectionism–suicide relationship. Journal of Personality, 86(3), 522-542.  doi.org/10.1111/jopy.12333

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