Perchè la Psicoterapia?

Quando soffriamo ci sembra che il mondo intorno a noi diventi più piccolo, che la realtà di cui siamo consapevoli si stringa e si riduca, concentrandosi tutta in quel dolore che sentiamo dentro di noi.
Ecco perché a volte non riusciamo a pensare lucidamente, a guardare con un certo distacco ciò che ci succede per trovare nuove soluzioni e ci ritroviamo a girare in tondo con la sensazione di non avere via d’uscita.

Lo psicoterapeuta è quel punto di vista altro (professionale ed esperto) prestato ai nostri occhi, quella relazione accogliente che ci stimola ad osservazioni nuove, a riflessioni dolorose ma necessarie, ad esplorazioni inaspettate delle nostre emozioni, ad una maggiore comprensione e consapevolezza del problema e del dolore, determinanti per trovare soluzioni nuove ed efficaci.

Cos’è la Psicoterapia?

Etimologicamente il termine psicoterapia significa ‘cura dell’anima’ e rappresenta tutte quelle forme di terapia della psiche umana che si realizzano attraverso l’uso della parola, la relazione, il pensiero e l’ascolto. La psicoterapia, dunque, è quella branca della psicologia che si occupa della terapia, quindi della cura, dei disturbi psicologici di diversa gravità (psicopatologie).

L’aiuto e la cura sono possibili solo grazie, e all’interno, della relazione che si instaura tra le persone coinvolte nel processo terapeutico; in esso lo psicoterapeuta fornisce quel supporto professionale e consapevole imprescindibile affinché il paziente possa trovare la soluzione ai propri problemi o guarire dalla patologia.

Il nostro lavoro, dunque, è finalizzato a diagnosticare e curare le psicopatologie, alleviare la sofferenza e di disagio psichico e contribuire a migliorare il benessere individuale e sociale della persona.

Gli interventi psicoterapeutici realizzati all’interno dei nostri studi possono essere individuali o familiari.

La psicoterapia individuale

I motivi che spingono a richiedere un aiuto professionale sono molteplici:
– la persona vive un intenso stato di sofferenza e sente di non riuscire a trovare una soluzione;
– il vissuto di sofferenza si ripercuote sulla qualità di vita (ad es: calo nel rendimento lavorativo o assenze prolungate dal luogo di lavoro, difficoltà a dormire, aumento dei conflitti con i propri familiari e/o con le altre persone più in generale, difficoltà a concentrarsi, isolamento e evitamento delle situazioni sociali che fino a poco tempo prima davano piacere, ecc.);
– sono presenti sintomi frequenti, dolorosi ed invalidanti (ad es: cefalea, incubi notturni ripetuti, fobie, ansia, attacchi di panico, scoppi di pianto improvvisi, umore altalenante, calo drastico dell’appetito o abbuffate senza controllo, ecc).

Fasi della terapia:

1- Inizialmente viene analizzato il problema e si definiscono insieme gli obiettivi concreti su cui lavorare. Chi si rivolge a noi è parte attiva nel processo terapeutico già da questi primi momenti: può scegliere liberamente se iniziare o meno il lavoro (se non ci fidiamo dell’altro non ci sentiamo al sicuro, se non ci sentiamo al sicuro non possiamo permetterci di cambiare); concorda con il terapeuta gli obiettivi su cui il lavoro si articolerà permettendosi anche di rifiutarne alcuni se non si dovesse sentire pronto (la conoscenza non è un processo che il terapeuta può imporre a prescindere, ma un percorso condiviso da entrambi).

2- Nella fase successiva si articola il lavoro sugli obiettivi concordati, con maggiore attenzione ai problemi attuali che hanno spinto alla richiesta di aiuto. Raggiunti gli obiettivi inizialmente prefissati si può decidere insieme se, eventualmente, proseguire il lavoro su altri aspetti che verranno opportunamente concordati, o concludere il lavoro.

3- Nella terza fase si consolidano gli obiettivi raggiunti e si avvia il passaggio al momento del distacco. Da anni ormai abbiamo consolidato una prassi secondo la quale il distacco avviene in maniera graduale, diradando sempre più le sedute nel tempo (si passa, cioè, da settimanale a quindicinale e, in ultimo, mensile) per due motivi sostanziali: il primo perché ci consente di monitorare i miglioramenti e verificare che siano stabili, il secondo perché questo lasso di tempo permette al paziente di elaborare il distacco sperimentandosi in grado di gestire in autonomia la propria quotidianità.

La psicoterapia della famiglia

La presa in carico della famiglia è sempre necessaria quando si lavora con i minori: bambini o adolescenti.
Al primo incontro sono attesi solo i genitori, così da fornire il consenso al trattamento e raccogliere una breve anamnesi del/la figlio/a. In tale occasione sono concordati tempi e modalità degli incontri successivi.
La psicoterapia con i bambini ha modalità piuttosto flessibili: può essere effettuata coinvolgendo tutto il nucleo insieme, oppure alternando colloqui con i genitori a quelli con il bambino, oppure, nel caso di bambini molto piccoli (sotto i tre anni di età), addirittura solo con i genitori.
Nel caso di adolescenti, invece, è sempre opportuno che abbiano la possibilità di accedere a uno spazio personale, più intimo, con il suo terapeuta.

Il nostro lavoro psicoterapeutico con le famiglie, in questi anni, ha riguardato vari ambiti: situazioni di crisi della coppia (separazione coniugale, divorzio, ricostituzione familiare); disturbi e problematiche dell’infanzia come disturbi dell’apprendimento, enuresi ed encopresi, ADHD, fobie, ansia, disturbi comportamentali; disturbi e problematiche dell’adolescenza come ansia, depressione, disturbi alimentari, abuso di sostanze, disturbi dell’identità, problemi comportamentali, problemi scolastici; consulenze nei casi di minore in affidamento o in adozione.

La psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza

Il lavoro terapeutico con i bambini e gli adolescenti è rivolto al trattamento di specifici problemi:
– Disturbi dell’Apprendimento (Dislessia, Disgrafia);
– Disturbi del Comportamento (comportamenti aggressivi, problemi di condotta, difficoltà di socializzazione, ecc);
– Disturbi Alimentari;
– Ansia e fobie;
– Attacchi di panico;
– Valutazione Neuropsicologica;
– Brain Training.

Sostegno alla genitorialità

Tutti noi diciamo ‘ESSERE GENITORE’ e non ‘FARE IL GENITORE’ perché sappiamo bene che per crescere i figli non basta educarli e accudirli, ma è necessario vivere con loro la quotidianità sapendoli ascoltare, comprendere e sostenere. In una parola: essere in relazione!
Nel momento in cui un genitore si relaziona con i propri figli mette in gioco tutto sé stesso, che ne sia consapevole o no, e fa riferimento ad una serie di riflessioni, pensieri ed emozioni quali:
– cos’è giusto o sbagliato insegnare,
– i modelli educativi che ho imparato, che ritengo positivi e che ripropongo,
– gli errori che mi attribuisco e che non vorrei mai che i miei figli ripetessero,
– da cosa vorrei proteggerli,
– sono un bravo genitore?

In genere le risorse positive di ciascuno, genitori e figli, sono sufficienti a far si che nella famiglia ci sia rispetto, ascolto e comprensione sufficienti per una vita insieme armoniosa. Tuttavia, nel percorso evolutivo familiare possono presentarsi dei momenti di difficoltà che spiazzano e disorientano.
Quando i genitori si sentono in difficoltà con i propri figli spesso pronunciano frasi del tipo:
– Non lo riconosco più.
– Non riusciamo più a gestirlo.
– Non capisco perché mi dice queste cose, avevamo un rapporto così bello.
– Sono preoccupato per il suo futuro, le cose potranno peggiorare?
– Dove abbiamo sbagliato?
– Come dobbiamo comportarci?
– È colpa nostra?
Queste frasi rispecchiano lo stato emotivo di profonda angoscia e la confusione che regnano sovrane nelle menti e nei cuori di quei genitori che vivono un rapporto conflittuale e problematico con i propri figli.

Il nostro lavoro con le famiglie si articola su più aspetti che possiamo così sintetizzare:
– osservare e comprendere i comportamenti dei componenti familiari e come questi interagiscono tra loro,
– riflettere sulle motivazioni e i bisogni di ciascuno,
– rendersi consapevoli delle risorse positive su cui lavorare insieme,
– trovare nuove strategie per gestire le situazioni problematiche,
– modificare aspetti della comunicazione e comportamentali per introdurre nella relazione reciproca maggiore rispetto, comprensione e sostegno emotivo.

Sostenere la genitorialità significa lavorare insieme per valorizzare le risorse del nucleo familiare, favorire l’acquisizione delle abilità necessarie a gestire le problematiche familiari per favorire il benessere di tutti i componenti, e trovare strategie nuove utili a risolvere i problemi attuali.

 

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